Ritorna una rubrica che da sempre ha suscitato interesse non solo da parte dei colleghi ma dei cittadini che grazie a queste interviste, riesce a comprendere cosa vi sia dietro un professionista che ogni giorno mette a disposizione la propria conoscenza, le proprie capacità al servizio della collettività.
Non bisogna proprio ricordare a questo Ordine quanto sia importante il lavoro quotidiano di ogni infermiere, che sia svolto nel pubblico, nel privato da libero professionista o in qualsiasi altra modalità e di quanto sia stata dura per loro in questi anni battersi quotidianamente con le mille difficoltà legate alla mancanza di personale, risorse e strutture e comunque fornire la propria alta competenza per portare avanti il benessere colettivo nonchè permettere l'introduzione di figure specifiche e specializzate che appartengono alla stessa categoria.
Fatte le dovute premesse, non possiamo essere così miopi nel non cogliere le opportunità che si presentano per la nostra professione che ci consentono di ricoprire ruoli finalmente riconosciuti, ruoli che spesso altre realtà ci invidiano ma che allo stesso tempo gravano su un sistema con il personale sempre alle corde.
Oggi incontriamo Mario Colangeli collega infermiere che da poco ha ottenuto l' Incarico di Funzione Professionale per pazienti stomizzati, presso l'ASL di Teramo.
1. Parlaci di te. Come hai scelto di fare l’infermiere?
- Una scelta consapevole, avvenuta quando avevo 17 anni. Scelta personale che rifarei!
2. Quale è stato il tuo percorso formativo e lavorativo?
- Ho avuto esperienze all’IRCC di Milano e SMN di Reggio Emilia, poi dall’89 casualmente in chirurgia d’urgenza a Teramo, pertanto la famosa ‘’lampadina’’ si era già accesa nei confronti dei pazienti stomizzati.
Diplomato nell’85, laureato in stomaterapia nel 2022, nel mezzo una miriade di corsi di formazione e specializzazione.
Ho fatto parte di organismi come AISLC ( sulle lesioni da pressione) e AIOSS (stomaterapisti), con quest’ultima ho ricoperto, grazie al supporto del nostro maestro Gabriele Rastelli, la carica di presidente del comitato educativo stomaterapisti italiani.
3. Qual è il tuo rapporto con i colleghi in particolare con i più giovani?
- Rapporto stupendo, ancora di più quando trovo substrato interessante su cui lavorare, mai imponendo la mia volontà, ma cercando di costruire un qualcosa insieme, con i colleghi più esperti, con un proprio percorso alle spalle, un po' più difficile perché hanno una forma mentis abbastanza bloccata sul alcune aperture che la professione richiede.
4. Come pensi che l’utenza recepisca oggi la nostra “professione”?
- L’utenza percepisce alcune volte le negatività che ci portiamo da tutto quello che succede nel mondo sanitario,
ma se esce dalla struttura ‘’contento’’ lo deve a quello che noi siamo riusciti a fargli vivere nei migliori dei modi… nelle famose best practice.
5. Cosa consiglieresti ai giovani che decidono di intraprendere questa professione?
- Voglia di affrontare un percorso fatto di tanti ostacoli e difficoltà e guadagnarsi col sudore e sorriso quelle competenze che ripagano immense delusioni
6. Si va sempre di più su competenze specifiche, dall’introduzione di nuovi indirizzi di lauree magistrali a corsi di perfezionamento, pensi sia la strada giusta?
- Penso che usciti dall’università la mente del professionista è aperta ad assorbire nuovi concetti più performanti per il proprio lavoro e carriera ma lungi da me, pensare che possano servire solo per aumentare punteggi per gli avanzamenti di carriera che esulano dal contesto iniziale.
7. Nella tua realtà lavorativa riesci ad esprimere la tua “autonomia professionale”?
- Assolutamente si. Penso che ogni professionista conosca i propri limiti, importante è creare una collaborazione pro attiva con la figura medica di riferimento, se facciamo questo abbiamo vinto entrambi.
8. L’infermiere come professionista ha la capacità di aggiornarsi e arricchirsi con la formazione e la ricerca. Nella tua realtà lavorativa è così?
- Assolutamente si. Penso che l’aggiornamento ‘’usato’’ per colmare lacune rispetto alla nostra formazione, derivate anche dalla scoperta di nuove metodiche sia positiva, se usato per mera cultura generale, mi lascia più perplesso.
9. L’infermiere ha una responsabilità diretta del proprio lavoro. Ne sei consapevole? Cosa ne pensi?
- Ogni lavoro, soprattutto quando si ha la completa o la quasi autonomia ha dei risvolti postivi e negativi, sta a noi sapere quali sono e come rispettarli.
10. Cosa cambieresti della nostra professione?
- Cambierei io, per tornare indietro e non commettere alcuni sbagli che si fanno agli inizi, ma cambierei la mentalità di alcuni colleghi, un sorriso non ha mai ucciso nessuno, anzi ci aiuta e fortifica nel nostro percorso.
11. Pensi che i cittadini si rendano conto dell’alta professionalità e responsabilità del personale sanitario?
- Penso di si. Se il paziente si trova a farsi curare da personale che oltre a farlo stare bene lo rispetta come essere umano,abbiamo trovato la nostra QUADRA!
12. Sappiamo che ti aspetta una nuova avventura lavorativa, puoi parlarcene?
Lo sognavo da quando nel luglio dell’85 diventai l'allora "infermiere professionale". Rincorrere un sogno e poi raggiungerlo gratifica l’ANIMA.
Ho cercato in questi anni di avere un focus sempre diretto ed attento su questa tematica, parlando ai corsi, nei reparti, soprattutto tra la gente.
Grazie per aver condiviso con noi il tuo pensiero ed in bocca al lupo per tutto!