I recenti dati diffusi dall’ISTAT delineano con chiarezza il destino demografico del Paese: l’Italia si conferma il paese più vecchio d’Europa e il secondo al mondo dopo il Giappone. Attualmente, gli over 65 rappresentano già il 24,7% della popolazione, quota destinata a raggiungere il 34,5% (pari a oltre 18 milioni di persone) entro il 2050. Ancora più allarmante è l’incremento dei cosiddetti “grandi anziani”: gli individui di 85 anni e più cresceranno dal 4,1% del 2025 al 7% nel 2050, in un contesto in cui la solitudine domestica diventa una trappola strutturale, con circa 2,7 milioni di anziani ultrasettantacinquenni che vivono da soli (di cui oltre una donna su due dopo i 75 anni).
Questa crisi demografica si scontra frontalmente con una crisi senza precedenti del personale infermieristico, il pilastro fondamentale su cui si regge la presa in carico della fragilità e della cronicità, che oggi assorbe già il 70% della spesa del Servizio Sanitario Nazionale.
A fronte di un bisogno di salute sempre più complesso e continuativo, l’Italia registra storicamente un numero di infermieri per mille abitanti inferiore alla media UE di 8,5 e registra un rapporto infermieri/medici tra i più bassi d’Europa. Questa carenza è destinata ad aggravarsi drammaticamente: tra il 2026 e il 2035 sono previsti 80mila pensionamenti di infermieri, con una “gobba pensionistica” che toccherà il picco nel 2038 con oltre 17.600 uscite stimate.
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